Onde, universo ed infinito : la meraviglia alla base della filosofia

Abbiamo sempre pensato che la fisica fosse una scienza chiara, solida e assoluta. Abbiamo sempre concepito il tempo, lo spazio e l’energia come concetti che si potessero capire. Abbiamo sempre creduto che tutto quello che ci circonda, dalla particella più piccola alla stella più grande, potesse essere compreso. L’ abbiamo sempre pensato, ma non avevamo fatto ancora i conti con le onde.

Non molto tempo fa si è scoperto che l’elettrone, l’unità più piccola della materia, non è cosi solida come si credeva. Si è affermato che esso non esiste sempre, o meglio, esiste solo quando   interagisce con qualcos’altro –  per esempio noi –  quando lo osserviamo . Quando nessuno li disturba, non si trovano da nessuna parte, non sono in alcun luogo. Ma c’è di più: non possiamo conoscere contemporaneamente i valori precisi di posizione e velocità dell’ elettrone, possiamo solo calcolarne la loro probabilità. L’elettrone diventa quindi un’onda, più precisamente un’onda di probabilità, un flusso elettromagnetico, di cui non si conosce né luogo né tempo . Improvvisamente tutto diventa più oscuro. L’universo che abbiamo sempre immaginato, quel sistema chiaro e distinto che avevamo teorizzato, è diventato solo un’unione di tante piccole onde probabilistiche.  Apprendiamo che la natura può non esistere quando noi non interagiamo con essa. Com’è possibile? Come può l’infinito universo essere basato su un’onda di mere probabilità? Cos’è allora il cielo, i pianeti, le stelle e le galassie? Che cosa significa la natura che ci circonda? Che cosa diventa la vita?

L’uomo, fin dalla sua origine, ha sempre guardato al cielo per trovare ordine nella sua mente. Ha sempre pensato che se esiste davvero qualcosa di perfetto esso si trova sopra di noi, mentre osserva e regola con le sue leggi la realtà che noi viviamo. Ha creduto che lì, risiedesse la giustizia e che ci fosse la libertà. Desiderava esplorarlo, vederlo, capirlo in profondità, perché sapeva che lì si nascondeva qualcosa di grande, molto più grande di lui stesso. Ha capito che la Terra non può essere il centro dell’universo, che il Sole non può girare intorno a essa e ha scoperto che ci sono miliardi di stelle e di pianeti, alcuni simili al nostro, che non vede l’ora di esplorare e conoscere. Ma la ricerca non finisce qui . L’uomo guarda alla nascita dell’universo per capire da dove tutto ha origine, ma soprattutto per capire se stesso. Perché, anche se facciamo finta di negarlo, sappiamo con certezza che veniamo da lassù, che siamo una realtà irrilevante in confronto all’ immensità del cosmo. Ma siamo anche costituiti dalla stessa immensità di cui l’universo è formato: la natura. Siamo polvere di stelle, di piccolissime onde che oscillano tra l’esistere e il non esistere, che non sono in nessun luogo quando noi non le osserviamo, eppure costituiscono questo infinito che tanto vogliamo conoscere .

Eppure questo non ci basta, vogliamo conoscere ancora di più, vogliamo capire cos’è l’ infinito da cui noi deriviamo, perché sappiamo che quando avremo il senso dell’ infinito, allora avremo il senso anche di noi stessi e della nostra vita. Ma è qui che forse le nostre onde nascono, qui, al centro di un oceano che riflette la bellezza dell’ ignoto . Ed è qui che ci lasciamo sbalordire .

Dalla meraviglia quindi, come diceva Aristotele, nasce il desiderio di conoscere e di spiegare la realtà . E’ proprio dell’ uomo essere pieno di stupore: e il filosofare non ha altro inizio che l’essere pieno di meraviglia. Questa parola , che Aristotele pone all’ inizio della filosofia, sta a significare anzitutto lo sgomento ancestrale nello scoprire il divenire di tutte le cose, la paura di fronte alla consapevolezza che il mondo, e noi con lui, è sottoposto ad un ciclo continuo di nascita e di morte, la volontà di trovare un rimedio alla fine e la gioia di conoscere se stessi nell’ assoluta contemplazione del cosmo .

Sicuramente Aristotele non conosceva ne’ gli elettroni ne’ le onde, ma aveva scoperto il raccordo tra scienza e filosofia, il legame tra uomo e l’ universo. Così lo Stagirita parlava della meraviglia “Gli uomini, all’inizio come adesso, hanno preso lo spunto per filosofare dalla meraviglia, poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni più semplici e di cui essi non sapevano rendersi conto, e poi, procedendo a poco a poco, si trovarono di fronte a problemi più complessi, come i fenomeni riguardanti la Luna, il Sole, le stelle e l’origine dell’universo”. (Aristotele, Metafisica)