Psicologia delle masse : tra folla e individuo

Sigmund Freud, nel suo celebre trattato “Psicologia delle masse e analisi dell’ Io” analizza i rapporti umani collettivi, soffermandosi soprattutto nelle relazioni tra folla e soggetto . Freud definisce la psicologia collettiva come ciò che studia l’ individuo inteso come membro di una tribù, popolo, classe sociale o più semplicemente di una moltitudine umana organizzata . I modelli utilizzati dall’ autore sono Le Bon e William McDougall . Il primo, tenendo ben presente il ruolo che l’ inconscio svolge all’ interno dello sconfinato mondo dell’ agire umano, si pone tre interrogativi fondamentali :  Cos’è un gruppo ? Donde li deriva il potere di esercitare un’ influenza tanto decisiva sulla vita psichica dell’ individuo ? In che cosa consistono le modificazioni psichiche che esso gli impone ? Prima di rispondere a questi tre quesiti, Le Bon definisce il concetto di “anima collettiva “; questa nozione avrà un ruolo fondamentale non solo in Freud, ma anche in tutto il corso della storia della psicologia :

Il fatto più notevole che si può osservare in una folla psicologica è questo :quali che siano gli individui che la compongono, per quanto il loro tipo di vita, le loro occupazioni, il loro carattere o la loro intelligenza possano essere simili o dissimili, il solo fatto di essersi trasformati in una folla fornisce loro una sorta di “anima collettiva”

La folla in psicologia è definita come un’ entità provvisoria omogenea composta da individui eterogenei, ma ciò che a noi interessa di più sono le differenze che intercorrono tra individuo isolato e individuo nella folla . E’ importante  notare che in una moltitudine scompaiono le caratteristiche che rendono l’individuo un singolo, lasciando spazio ad un patrimonio inconscio (Le Bon si riferiva a quello della razza) che fondono l’ eterogeneo (individuo) nell’ omogeneo (folla) . Detto ciò lo psicologo francese si concentra sulle caratteristiche manifeste della folla . Prima fra tutte è il sentimento di smisurata potenza . Da un lato essa consente all’ individuo di cedere a istinti che, da solo, avrebbe facilmente tenuto a freno; dall’ altro tale potenza si trasforma in un contagio mentale che consente una rapidissima condivisione di sentimenti e passioni . Ciò priva la folla di qualsivoglia facoltà raziocinante, infatti è proprio Le Bon a definirla “influenzabile e credula”, arrivando a sostenere che il livello intellettuale della folla è di gran lunga inferiore a quello dell’ individuo . Lo psicologo francese conclude la sua esegesi sottolineando l’importanza di una figura “collante” che noi definiamo più semplicemente come capo . Il capo di una folla è colui che detiene il prestigio, il quale può essere acquisito o artificiale . Non si può far a meno di osservare, come sottolinea Freud stesso nel suo trattato, che la parte svola dal prestigio e la figura del capo della folla non si accorda con la brillante descrizione di anima collettiva, anche per questo Freud prenderà in considerazione un altro psicologo prima di elaborare la sua teoria : William McDougall  . Egli si concentra più sulla formazione che sulla natura della folla . Affinché i membri si riuniscano in un’unica massa umana, bisogna che sussistano delle caratteristiche in comune, dei fatti che interessino tutti . Quanto più quest’omogeneità è forte, tanto più sono le possibilità di creazione di un gruppo psicologico . Il fenomeno più notevole di una folla consiste nell’esaltazione e intensificazione dell’ emotività degli individui che la compongono . E’ importante notare come McDougall riesca ad abbattere quel muro creato da Le Bon tra individuo e folla . Lo psicologo francese crede infatti che l’anima collettiva abbatta la psiche dell’individuo, McDougall sostiene invece che l’ anima collettiva sia frutto dell’unione di tutte le personalità individuali e che l’anima collettiva dipenda totalmente dalle loro unioni .

Tra questi due modelli troviamo il pensiero di Sigmund Freud . Lo psicologo di Freiberg sposta la sua attenzione sulle relazioni tra folla e individuo . Egli infatti sostiene che entrambi gli studiosi sono riusciti a spiegare queste relazioni solo attraverso il concetto di suggestione : Le Bon parlava infatti di suggestione esercitata dal capo, McDougall di una suggestione scaturita dall’ omogeneità degli interessi dei singoli . E’ proprio Freud che introduce il concetto di libido nella psicologia collettiva . Egli definisce così “l’energia delle pulsioni attinenti a tutto ciò che può venir compendiato come amore”. I legami emotivi costituiscono dunque, a suo parere, l’essenza della psiche collettiva.”…la massa viene evidentemente tenuta insieme da qualche potenza. A quale potenza potremmo attribuire meglio questo risultato se non a Eros, che tiene unite le cose nel mondo?”. Nella riflessione freudiana assume particolare spicco il bisogno di essere in armonia con gli altri. Per capire meglio questo concetto Freud ritorna sulla morfologia della folla . Secondo lui esistono due tipi di gruppi : quelli con un capo “visibile” e quelli senza un capo “visibile”. A questo punto prende come esempio due gruppi, che noi conosciamo bene, per spiegare la funzione della libido : la Chiesa (gruppo senza un capo visibile) e l’ esercito (gruppo con un capo visibile) . E’ importante notare come sia Chiesa che Esercito presentano un capo che ama in egual misura i proprio sudditi (Cristo, il Comandante in capo)  . Allo stesso modo tutti gli individui sono uniti da legami libidici verso il loro capo e verso ogni singolo membro della comunità . Freud infatti rimprovera ai precedenti studiosi un mancato approfondimento nella figura del capo e dei suoi legami con i suoi sudditi. Inoltre, continua Freud, legami affettivi nei confronti di un capo e di tutta la comunità limitano e modificano quei legami che l’individuo forma con se stesso .  L’amore nei confronti degli altri, infatti, induce il singolo a limitare l’amore nei sui confronti, cosicché risulta ancora una volta facile individuare l’origine del fenomeno-massa.  Il padre della psicoanalisi quindi non solo rivoluziona la psicologia collettiva spostando la sua ricerca nei legami tra capo-individuo, ma allarga la sua celebre Teoria dell’ Affettività all’ analisi delle masse . Per rafforzare la sua tesi Freud analizza il panico collettivo . Secondo lui il panico non è altro che la rottura di tutti i legami libidici all’interno di un gruppo, che può essere generata dall’improvvisa assenza del capo . Quei rapporti che avevano unito l’individuo al gruppo cessano di esistere, facendo così riaffiorare quei antichi legami che aveva precedentemente sviluppato con se stesso . Tale concetto si manifesta in situazioni di panico quando appunto l’individuo pensa solo alla propria salvaguardia . Questa teoria psicologica elaborata nel 1921 è ancora la base della psicologia collettiva e ancora oggi nessun teoria non è stata in grado di superarla .

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