La tranquillità dell’ animo : la misura contro la nausea

 

Non tempestate vexor sed nausea (non soffro per un tempesta ma per nausea) . Così Sereno riassume i suoi tormenti, invocando l’aiuto del suo maestro Seneca . Il De tranquilltatate animi è uno dei dialoghi di Seneca più profondi, ma sicuramente è quello più attuale . Sereno infatti è un giovane politico romano, fedele alla dottrina stoica (conosce bene la dottrina del suo maestro), ma è afflitto da sofferenze dell’ animo . Rifugge il vitium eppure non riesce a liberarsi del morbo che lui stesso definisce fluctuatio (oscillamento) . Seneca, all’inizio di quest’opera, ci offre infatti un’ immagine meravigliosa : un navigante, ormai in vista del porto (metafora propria del mondo antico, che indica sapienza) è tormentato non dalla tempesta che si è lasciato alle spalle, ma dall’ oscillare continuo di un mare che non è ancora calmo .  Sereno quindi non si sente ancora pronto per raggiugere la sapienza, così si appella al suo maestro spirituale. Seneca sa bene che raggiungere la tranquillitas è assai più difficile di fuggire il morbus, anche per questo il filosofo di Corduba esordisce citando Democrito, considerato da molti uno dei precursori e ispiratori  dello stoicismo . Seneca riprende infatti il concetto di εὐθυμία, che traduce con il sostantivo latino tranquillitas . Democrito invita infatti a fuggire le imprese che sono più grandi di noi, ma soprattutto esortava a non osservare coloro che sono inviadiati, ma di volgere i nostri sguardi ai più poveri e a coloro che stanno male affinché le nostre sofferenze, al confronto, ci appaiano inferiori . E’ necessario ora riflettere sull’ attualità di questo pensiero . Bisogna ricordare che Sereno è un giovane politico romano, che si sta preparando al carriera pubblica . Da questo momento, Sereno deve ricordare che la buona politica consiste nell’occuparsi degli ultimi e dei più deboli . Seneca quindi non sta solo parlando a Sereno, un giovane stoico romano, ma si sta appellando anche a tutta la classe dirigente romana affinché non smarrisca il proprio obbiettivo . Visti e considerati i tempi moderni un messaggio del genere non è solo universale, ma anche eterno . Ovviamente l’ attualità del pensiero senecano non si esaurisce qui . Seneca ricorda al giovane Sereno che la chiave per la tranquillità dell’animo si trova nell’ equilibrio tra il deprimersi e l’ esaltarsi, il continuo ondeggiare tra questi due stati d’animo infatti porta al sibi displicere (l’essere scontanti di sé). Il deprimersi conduce ad un’inerzia infelice, che alimenta il livore e la malvagità . A questo punto Seneca ci offre altre due immagini bellissime . Nella è descritto prima  un’ uomo depresso per la scabbia che gode nel grattarsi le proprie ferite . Nella seconda Seneca ricorda Achille che si girava continuamente nel letto in seguito alla morte di Patroclo . Entrambe le immagini richiamano quindi una sofferenza propria di un sintomo depressivo, ma che può avvicinarsi alle sofferenze causate dal troppo entusiasmo . Seneca infatti si concentra sull’ incostanza dell’ esaltazione e sull’ eccessiva depressione . Entrambi gli stati d’ animo alimentano il livore, il morbus del nostro animo, che noi dobbiamo combattere con la virtù . Il concetto di virtus è fondamentale nella dottrina stoica, qui Seneca lo definisce come la capacità di mescolare il sentimento e la ragione, l’ esaltazione con la depressione, l’ozio con il necotium . L’uomo virtuoso è l’uomo saggio, che non esagera né si tira indietro . A tal proposito Seneca riapre il discorso della paupertas, ma sta volta dalla parte dei poveri . Seneca affronta la questione apparentemente in modo assai semplice :

Dunque dobbiamo pensare quanto più lieve sia non avere che perdere : e comprenderemo che la povertà ha tanto meno materia di sofferenze quanto minore ne ha di danni

La condizione di povertà infatti consente all’ uomo una condizione più serena, in quanto non può perdere nulla . Seneca non esorta però a fuggire tutte le ricchezze come facevano i cinici, ma semplicemente di misurarle : Adsuescamus a nobis remuovere pompam et usus rerum, non ornamenta metiri (abituamici a rimuovere lo sfarzo e a misurare l’utilità, non gli ornamenti delle cose) . Il messaggio di Seneca è assai importante e non meno attuale . Una vita serena è una vita all’insegna della semplicità, della purezza e gli eccessi devono essere rimossi; tale concetto è allargato non solo alle cose materiali, ma anche al nostro animo e ai nostri pensieri . La soluzione per sconfiggere l’eccesso è  solo una :  è necessario chiedere ricchezze a noi piuttosto che alla sorte . La “grandezza” della famosa massima senecana ( La grandezza dell’uomo sta nel sopportare con serenità le avversità degli uomini e del destino) è proprio questa . L’ uomo ha in sé la capacità di misura, di pensiero, solo quando l’uomo è capace di misurare allora si può dire sereno  . Sereno, uomo politico romano, ha ora la chiave per instaurare un saldo rapporto con sé stesso e con gli altri, può governare in maniera corretta e soprattutto è capace di affrontare i propri turbamenti.   Adesso la nave di Sereno può avere un tragitto calmo e arrivare al porto della sapienza .