Il panteismo di Spinoza : Deus sive Natura

Baruch Spinoza nell’ introduzione del Trattato sull’ emendazione dell’intelletto ci racconta la delusione nei confronti dei comuni valori della vita e la ricerca di un Bene Vero, capace di dare senso all’ esistenza e di colmare la sete umana di felicità . Con queste pagine, giudicate da tutti come un capolavoro di letteratura filosofica, il pensatore di Amsterdam dimostra che i beni agognati dall’ umanità sono transeunti e incapaci di appagare l’animo e la mente . Queste considerazioni morali, che costituiscono solo una piccola parte dell’ etica spinoziana, sono opposte ad un altro modello, che possiamo ricondurre al cuore del suo pensiero . Spinoza infatti sostiene  un amore per la cosa eterna ed infinita, che riempie l’animo di pura letizia e lo rende immune da ogni tristezza  . E’ importante sottolineare che questa cosa eterna e infinita, contrariamente a moti filosofi di matrice cristiana, si identifica con l’ unione della mente con la natura .

La metafisica di Spinoza si stacca particolarmente dal filone giudaico-cristiano in quanto afferma che Dio e il mondo non sono due Sostanze separate, ma sono la stessa Sostanza ( che lui intendeva come ciò che è in sé e per sé si concepisce ) . Questo implica che Dio non è esterno al mondo creato, ma coincide con quell’assoluta realtà che è la Natura .Tale concetto è infatti contenuto nella celebre massima Deus sive Natura . In questo modo Spinoza approda in una concezione di “panteismo cristiano”, nella quale  identifica Dio, la Sostanza e la Natura . Ma il panteismo spinoziano non si limita ad una definizione . Per capirlo affondo è prima necessario conoscere due concetti fondamentali nella sua metafisica : gli attributi e i modi . Spinoza diceva che gli attributi sono ciò che l’intelletto percepisce della sostanza come costituente della sua stessa esistenza, più semplicemente possiamo intenderli come qualità essenziali della Sostanza . Tuttavia l’uomo conosce solo due degli infiniti attributi della Sostanza che sono l’estensione e il pensiero, i quali sono due manifestazioni della stessa Sostanza. I modi invece sono affezioni della Sostanza, in altre parole le concretizzazioni particolari degli attributi : si identificano quindi nei singoli corpi o nelle singole idee . Quando Spinoza distingue tra la Natura naturante (Dio e i suoi attributi, considerati come causa)e la Natura naturata (ossia l’insieme dei modi, visti come effetto), non fa che ribadire panteisticamente che la Natura è madre e figlia di se medesima, infatti egli afferma “ Dio deve essere detto causa di tutte le cose” . E’ importante notare che questo pensiero assume un significato totalmente innovativo poiché l’ effetto non esiste al di fuori della causa, ma in essa stessa secondo uno schema di causalità immanente . Possiamo riassumere affermando che, dal momento che nulla è fuori da Dio, Egli non “crea” qualcosa di diverso da sé ma piuttosto si modifica, cioè si esprime in infiniti modi determinati .